• domenica, marzo 23rd, 2014

Va ricordato che secondo la giurisprudenza (Sez. 4, Sentenza n. 34145 del 21/12/2011 (dep. 06/09/2012) Rv. 253746): "In tema di guida in stato di ebbrezza, il prelievo ematico compiuto nell'ambito della esecuzione di ordinari protocolli di pronto soccorso al di fuori della emersione di figure di reato e di attività propedeutiche al loro accertamento non rientra nel novero degli atti di cui all'art. 356 c.p.p., sicchè non sussiste alcun obbligo di avviso, ex art. 114 disp. att. c.p.p., all'indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia".
E più di recente è stato ribadito che: "I risultati del prelievo ematico effettuato per le terapie di pronto soccorso successive ad incidente stradale e non preordinato a fini di prova della responsabilità' penale sono utilizzabili per l'accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, senza che rilevi la mancanza di consenso dell'interessato. (In applicazione di tale principio la S.C. ha affermato che, per il suo carattere invasivo, il conducente può opporre un rifiuto al prelievo ematico richiesto dalla polizia giudiziaria e finalizzato esclusivamente all'accertamento della presenza di alcol nel sangue, rilevando in tal caso il suo dissenso espresso)" (Cass. pen. 6755/13, sez 4^, ud 6.11.2012 ric. G.).
Il giudice di merito avrebbe dovuto pertanto accertare se il prelievo ematico rifiutato fosse stato disposto dai medici a fini di diagnosi e cura o, come allega parte ricorrente – affetta a suo dire da trauma cervicale e lombare, – fosse stato esclusivamente chiesto dagli agenti a fini di indagine penale.
In tale secondo caso avrebbe dovuto verificare se le fosse già stato ogni avviso relativo alle facoltà difensive (in tema v. ancora approfonditamente Cass. pen. 6755/13). Sarà questo il compito del giudice di rinvio
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• lunedì, marzo 03rd, 2014

Il volontario abbandono del domicilio coniugale è causa di per sé sufficiente di addebito della separazione, in quanto porta all'impossibilità della convivenza, salvo che si provi – e l'onere incombe su chi ha posto in essere l'abbandono – che esso è stato determinato dal comportamento dell'altro coniuge ovvero quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata ed in conseguenza di tale fatto.
E in tal senso aveva deciso la La Corte di appello di L'Aquila respingendo l'impugnazione della moglie, in quanto, pur ammettendo i fatti ascritti dalla controparte, era stato chiarito che in realtà il mènage familiare si era già dissolto da tempo, e il marito era andato via di casa perchè la situazione familiare non era più sopportabile e che dalla nascita del figlio non vi erano stati più rapporti sessuali fra i coniugi.

La Suprema Corte confermava la decisione della Corte distrettuale.

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• lunedì, febbraio 24th, 2014

Ed è stato altresì deciso che, in tema di misure cautelari personali, il mantenimento della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti dell'indagato padre di prole infratreenne, sussistendo l'impossibilità della madre di prestare assistenza al minore per impedimento dovuto alle proprie condizioni di salute, non può essere giustificato avendo riguardo alla presenza di altri familiari o di strutture assistenziali, in quanto ad essi il legislatore non riconosce alcuna funzione sostitutiva, considerato che la formazione del bambino può essere gravemente pregiudicata dall'assenza di una figura genitoriale, la cui infungibilità deve, pertanto, fin dove è possibile, essere assicurata, trovando fondamento nella garanzia che l'art. 31 Cost. accorda all'infanzia (Cass., Sez. 5, 9 novembre 2007, n. 41626, rv. 238209).

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• mercoledì, febbraio 19th, 2014

Ebbene, ai fini della confisca facoltativa delle "cose che servirono o furono destinate a commettere il reato" (art. 240 c.p., comma 1), in particolare del veicolo utilizzato per commettere il reato (qui, quello di cui all'art. 116 C.d.S.) non è sufficiente il semplice impiego del veicolo stesso, ma è necessaria l'esistenza di una "strumentante in concreto" tra il bene ed il reato (quale in ipotesi deducibile, nello specifico, dalle reiterate violazioni della fattispecie incriminatice), derivandone la applicabilità della confisca solo qualora si accerti un rapporto di "asservimento" tra la cosa ed il reato, nel senso che la prima deve essere oggettivamente collegata al secondo da uno "stretto nesso strumentale" che riveli effettivamente la possibilità futura del ripetersi di un'attività punibile, non essendo invece sufficiente un rapporto di mera occasionalità.

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• giovedì, febbraio 06th, 2014

In conclusione, deve ritenersi del tutto inattuale quella giurisprudenza, alla quale si è ispirata la stessa sentenza impugnata, che, come si è visto, nega ogni rilievo all'astensione dei difensori manifestata nei giudizi d'appello relativi a procedimenti definiti in primo grado con rito abbreviato – ma lo stesso vale per tutti i procedimenti a partecipazione eventuale aventi le medesime caratteristiche, come ad esempio i giudizi di opposizione avverso le richieste di archiviazione (artt. 409 e 410 c.p.p.) – giustificando la prosecuzione del procedimento in assenza del difensore sul duplice presupposto che si tratta di partecipazione non necessaria e che non è contemplata una causa di legittimo impedimento. In questo modo, il diritto di astensione subisce un pesante condizionamento trovandosi il difensore a scegliere di rinunciare al proprio diritto costituzionale di libertà per non lasciare privo di difesa tecnica il proprio assistito.
Il corretto esercizio del diritto di libertà di astensione ha come effetto il differimento delle attività giudiziarie fissate in coincidenza con il periodo della "protesta", ad eccezione delle attività espressamente escluse dalla legge e dal codice di autoregolamentazione ovvero di quelle indicate dalla Commissione di garanzia in funzione di salvaguardia delle esigenze di contemperamento dei diritti in gioco

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• martedì, gennaio 28th, 2014

Al termine della convivenza, il partner che dia la prova dell'esclusività della proprietà dei beni mobili costituenti l'arredamento della casa in cui si svolgeva il menage, ha il diritto di ottenere la loro restituzione dal convivente che li detenga senza titolo, restando tali beni nella proprietà esclusiva di chi ne è titolare.

 

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• venerdì, gennaio 17th, 2014

 

Il Tribunale di Rimini dichiarava la cessazione degli effetti civili del matrimonio celebrato tra i coniugi, emettendo i provvedimenti conseguenziali in tema di affidamento e mantenimento del figlio minore.
La decisione veniva confermata dalla Corte di Appello di Bologna.
In particolare, il giudice del gravame riteneva inammissibili i motivi di appello del marito nella parte in cui questi aveva dedotto la nullità della sentenza per il mancato riconoscimento del decorso del termine di tre anni dal giorno della comparizione dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale nel corso del giudizio di separazione, riteneva comunque infondate nel merito le argomentazioni prospettate a sostegno del detto assunto, così come analogamente affermava anche per le ulteriori censure sottoposte al suo esame.
Il marito proponeva, quindi, ricorso per cassazione, resisteva la moglie.

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• martedì, gennaio 07th, 2014

Il trasgressore proponeva ricorso per cassazione avverso la sentenza di condanna ai sensi dell'art. 444 c.p.p., con la quale era stata applicata la pena concordata dalle parti in ordine al reato di cui all'art. 187 C.d.S., comma 8, essendosi rifiutato (una volta fermato alla guida della propria autovettura) di sottoporsi al prelievo di campioni di liquidi biologici per l'accertamento dello stato di alterazione psico-fisica causata dall'assunzione di sostanze stupefacenti.
Deduceva il ricorrente l'erronea applicazione della legge penale in cui sarebbe incorsa la sentenza impugnata, rilevando come il giudice a quo avesse illegittimamente applicato a suo carico la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida, atteso che, a mente dell'art. 186 C.d.S., comma 7, (espressamente richiamato dall'art. 187 C.d.S., comma 8, con riguardo al caso di specie), tale sanzione troverebbe applicazione nei soli casi in cui il trasgressore abbia riportato condanna nei due anni precedenti "per il medesimo reato", laddove, nel caso di specie, il P. aveva riportato una precedente condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti (ai sensi dell'art. 186 C.d.S., comma 2, e art. 187 C.d.S.), e non già per l'ipotesi criminosa del "rifiuto" di sottoporsi all'accertamento richiamato dall'art. 187 C.d.S., comma 8.

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• martedì, dicembre 24th, 2013

 

Carissimi amici,

auguriamo il più sincero augurio di buon Natale e felice anno nuovo.

Teresa Lagreca e Alessandro Gazzea

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• martedì, dicembre 10th, 2013

"Questa Corte ritiene a tal riguardo corretto affermare che l'applicazione del lavoro di pubblica utilità si risolve in una disposizione di favore per il reo, che, quindi, deve trovare applicazione, ai sensi dell'art. 2 c.p., comma 4, anche a fatti commessi sotto il vigore della precedente disciplina laddove non definiti con sentenza irrevocabile. Ciò perchè l'apprezzamento del carattere complessivamente più favorevole va sviluppato considerando la disciplina normativa nel suo complesso ed in ragione degli effetti che ne possono derivare per il reo.
Occorre rilevare altresì che, ai fini della sostituzione della pena, non è richiesta alcuna istanza dell'imputato, essendo sufficiente, ex art. 186 C.d.S., comma 9 bis, la sua non opposizione: ne deriva che ove l'imputato abbia manifestato la non opposizione, la legge non gli impone alcun obbligo determinativo delle modalità di esecuzione del trattamento sanzionatorio sostitutivo della pena irrogata, obbligo che ricade, invece, sul giudice che si determini a disporre il predetto beneficio (Cass. 17.1.2012, Ghibaudo, RV 252170; Cass. 2.2.2012, Ambrosi, RV 251956)".

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• martedì, novembre 26th, 2013

"In questa sede di legittimità è stato anche di recente reiteratamente ed argomentatamente ribadito (cfr cass. n. 17195 del 2011; n. 3923 del 2012) il risalente principio (cfr tra le altre, cass. nn. 5560 e 11975 del 2003; nn. 3074 e 4765 del 2002) secondo cui in tema di diritto alla corresponsione dell'assegno di divorzio in caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il parametro dell'adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei coniugi viene meno di fronte alla instaurazione, da parte di questi, di una famiglia, ancorché di fatto, la quale rescinde, quand'anche non definitivamente, ogni connessione con il livello ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, conseguentemente, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile. A questo condiviso orientamento, al quale va data continuità, risulta essersi attenuto anche il giudice di primo grado sul presupposto, rimasto incontroverso, dei connotati di stabilità e continuità assunti dalla convivenza instaurata dalla G. con altro uomo, con il quale ha anche generato un figlio"

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• venerdì, novembre 15th, 2013

Il Tribunale ordinario di Prato con ordinanza del 26 aprile 2012 sollevava questioni di legittimità costituzionale per violazione degli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, dell’articolo 186, comma 9-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui consente, per il reato di guida sotto l’influenza dell’alcool, la sostituzione della pena pecuniaria e detentiva con quella del lavoro di pubblica utilità solo «al di fuori dei casi previsti dal comma 2-bis del presente articolo» ossia qualora il conducente in stato di ebbrezza abbia provocato un incidente stradale.

Oltre a ciò, il giudice pratese rappresentava anche di non poter seguire un'interpretazione costituzionalmente orientata secondo la quale sarebbe comunque possibile irrogare la sanzione del lavoro di pubblica utilità anche nei casi di incidente, allorché siano riconosciute, in favore dell’imputato, circostanze attenuanti ritenute prevalenti rispetto all’aggravante di cui al comma 2-bis dell’art. 186, in quanto, se così fosse, l’aggravante in questione risulterebbe tamquam non esset e non potrebbero prodursi le conseguenze ad essa collegate, ivi compreso l’effetto preclusivo dell’accesso al lavoro di pubblica utilità.

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• martedì, ottobre 29th, 2013

"Vale peraltro ricordare la giurisprudenza di legittimità secondo cui, data la diversità della disciplina sostanziale e della natura, struttura e finalità dell'assegno di divorzio rispetto all'assegno di mantenimento, l'assetto economico concordato dai coniugi in regime di separazione non spiega alcuna efficacia ai fini della determinazione dell'assegno di divorzio potendo rappresentare un mero indice di riferimento nella misura in cui appaia idoneo a fornire utili elementi di valutazione (Cass. civ. n. 15728/2005).
[…] va invece ribadita la giurisprudenza di questa Corte (Cass. civ. 6541/2002) secondo la quale il tenore di vita coniugale, ai fini della determinazione dell'assegno divorzile, deve essere desunto dalle potenzialità economiche dei coniugi ossia dall'ammontare complessivo dei loro redditi e dalle loro disponibilità patrimoniali e tale valutazione deve essere operata con riguardo al momento della pronuncia di divorzio ivi compresi gli incrementi economici intervenuti dopo la cessazione della convivenza che costituiscano tuttavia il naturale e prevedibile sviluppo dell'attività svolta durante la stessa. Principio a cui la Corte di appello si è incontestabilmente attenuta".

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• venerdì, ottobre 11th, 2013

 

Secondo la giurisprudenza di questa Corte le pattuizioni intervenute tra coniugi, che abbiano in corso una separazione consensuale, con cui si obblighino a trasferire determinati beni facenti parte della comunione legale, successivamente od in vista dell'omologazione della loro separazione personale consensuale ed al dichiarato fine della integrativa regolamentazione del relativo regime patrimoniale, non configura una convenzione matrimoniale ex art. 162 c.c., postulante il normale svolgimento della convivenza coniugale ed avente riferimento ad una generalità di beni anche di futura acquisizione, nè un contratto di donazione, avente come causa tipici ed esclusivi scopi di liberalità (e non l'esigenza di assetto dei rapporti personali e patrimoniali dei coniugi separati), bensì un diverso contratto atipico, con propri presupposti e finalità (Cass. 11 maggio 1984 n. 2887; Cass. 23 dicembre 1988 n. 2887; Cass. 12 settembre 1997 n. 9034).
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• sabato, ottobre 05th, 2013

"Orbene il mero coinvolgimento in un incidente, da parte di un soggetto che trovasi alla guida in stato di ebbrezza, da solo non integra l'aggravante di cui al citato [art. 186 CdS] comma 2 bis. Tale norma, pretende che il soggetto abbia "provocato" un incidente e quindi che sia accertato un coefficiente causale della sua condotta rispetto al sinistro. Assimilare il "coinvolgimento" in un incidente con la condotta di chi "provoca" il sinistro, costituirebbe un'inammissibile ipotesi di analogia "in malam partem".

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